mercoledì 1 luglio 2015

Facciamo rete per la legalità!


Questa estate migliaia di volontari di tutte le età si ritroveranno – alcuni per la seconda o terza volta, altri per la prima – nei campi della legalità organizzati dallo Spi insieme ad Arci, Libera, Flai e altre associazioni e cooperative che producono buoni frutti nelle terre confiscate alle mafie.


Cosa c’entra lo Spi con la battaglia per la legalità e i beni confiscati alle mafie? «Costruire un argine alla cultura mafiosa – spiega Carla Cantone nel numero di Luglio-Agosto di LiberEtà – è il compito che affidiamo alle nostre pensionate e ai nostri pensionati che partecipano a questa straordinaria esperienza di vita insieme alle lavoratrici e ai lavoratori della Flai e ai giovani volontari di Arci, di Libera e di altre associazioni con cui lo Spi ha siglato un accordo per dare ancora più slancio a questa esperienza».

La forza del nostro viaggio. All’ultimo congresso lo Spi ha deciso di intensificare il suo impegno nei territori in cui si svolgono i campi e i laboratori, coinvolgendo sempre più volontari giovani e meno giovani in un’azione non solo di sostegno fattivo e concreto alle cooperative e alle associazioni che lavorano nei terreni confiscati alle mafie, ma di nuova entusiasmante azione di riscatto sociale e culturale. E anche per dare un’opportunità di lavoro in territori dove ce n’è poco per i giovani.
«Questa è la forza del nostro viaggio – continua Carla Cantone –. Una forza che ogni estate cerchiamo di portare con noi nei campi della legalità e nei laboratori di conoscenza dell’antimafia sociale. In questa esperienza portiamo la nostra preziosa memoria che è fatta di lotte importanti e di sacrifici durissimi pagati anche con la vita da tanti sindacalisti della Cgil: dalla strage di Portella della Ginestra a Placido Rizzotto a Pio La Torre, trucidati proprio per mano della mafia. La loro memoria la portiamo nel cuore e la raccontiamo ai giovani perché possano trarne forza e coraggio».

Perché giovani e anziani. Mauro, un ragazzo palermitano di appena 17 anni, ci racconta che ogni anno va a Corleone perché è uno dei pochi posti dove ha l’opportunità di parlare di mafia, di politica, di lotte sociali. Serena, 16 anni, invece, se ne parte ogni anno da Firenze perché vuole vedere coi suoi occhi quello che si legge sui giornali. «Per capire davvero quello che accade qui – dice – è fondamentale la presenza dei pensionati: spesso sono persone che in passato hanno portato avanti lotte dure per il nostro paese. Ma tra di noi c’è uno scambio alla pari. Sono convinta che per loro noi siamo altrettanto importanti, perché diamo la speranza che una generazione più giovane vuole raccogliere i frutti di quello che loro hanno seminato con tanto impegno». Lo dice sorridendo, ma si vede che la sfida che lancia è molto sentita.
«I campi estivi cui partecipiamo – spiega Claudio Drudi, pensionato di Rimini – ci stanno facendo conoscere un mondo che immaginavamo solo superficialmente. Anche quest’estate andremo chi in Calabria, chi in Sicilia, chi in Puglia, chi in Emilia Romagna, chi in Veneto, chi in altre regioni ancora, non importa dove, quel che importa è perché lo si fa. Io posso dire di aver vissuto un’esperienza unica che voglio ripetere anche quest’anno».

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