lunedì 29 agosto 2016

Grave attentato nel campo antimafia di Santa Maria La Fossa


Un incendio doloso ha gravemente danneggiato l'impianto di irrigazione del campo antimafia di Santa Maria La Fossa in Campania dove sono all'opera i volontari dello Spi, della Flai Cgil, dell'Arci, della Rete degli studenti medi e dell'Unione degli universitari. Tam tam di indignazione in tutti i campi dove da luglio giovani e anziani stanno lavorando insieme, in nome della legalità e della solidarietà. «Noi non ci faremo intimorire – è la dura presa di posizione dello Spi Nazionale – e stiamo collaborando con le forze dell'ordine perché si faccia al più presto luce su quanto è successo».

Dalle prime indagini avviate dalle forze dell'ordine prende corpo la pista dell'atto intimidatorio. La pista è avvalorata dalle dichiarazioni del sindaco. «Ieri – ha dichiarato il primo cittadino di Santa Maria La Fossa Antonio Papa – abbiamo fatto un tour per i beni confiscati con i partecipanti al campo della legalità al quale abbiamo portato la solidarietà dell’amministrazione. La cosa strana è che due giorni fa ci hanno incendiato un autovelox. Due episodi nel giro di due giorni, non sappiamo se collegati, rappresentano un campanello d’allarme».

Sulla stessa scia le dichiarazioni del responsabile di Nero e non solo Aniello Zerillo che coordina le attività del campo: «Il danno lo stiamo quantificando per riprendere subito le attività. Abbiamo appena seminato ed era necessaria l’irrigazione che abbiamo impiantato da due giorni. Colpire l’impianto significa bloccarci. Martedì siamo andati via alle 13 e il giorno dopo alle 8 abbiamo trovato tutto incendiato. Grazie alla solidarietà cercheremo di rimettere tutto in funzione. Stavamo attuando un progetto con volontari da tutta Italia, questo atto non ci fermerà, ma ci ha messo in difficoltà. Noi reagiremo e riprenderemo al più presto le attività. Se rientra in un disegno più generale rispetto a quanto sta avvenendo non lo so dire, ma bisogna tenere alta la guardia ed è questo che chiediamo anche a prefetto e forze dell’ordine».

«In questo momento – spiega Lucia Rossi della segreteria nazionale dello Spi – a Santa Maria La Fossa ci sono i volontari Spi di Padova e alcuni ragazzi della Rete Studenti di Treviso. A loro e ad Aniello Zerillo va tutta la nostra solidarietà e il nostro ringraziamento nel proseguire un lavoro che va solo rafforzato. Ora più che mai dobbiamo insistere nel nostro impegno senza tentennamenti».

Nero e non solo! onlus con Arci, Cgil e Spi promuove dal 2011 il campo della legalità denominato «Terra di Lavoro e... dignità» su un terreno confiscato alla camorra in località Meta nel comune di Santa Maria La Fossa. I beni, come riporta il quotidiano Il Mattino, erano di un cugino di Sandokan, il più famoso capo dei Casalesi, e del figlio di Francesco Bidognetti, altro capo storico dei Casalesi. Al centro di questi due terreni vi era una strada comunale dove era stata costruita un’azienda bufalina abusiva detta del ‘Villano’ con tanto di stalla, sala mungitura, capanni e strutture in ferro, sparite subito dopo il sequestro. L’associazione ha ottenuto in gestione questi terreni per realizzare attività agricole e l’inserimento lavorativo degli immigrati. Da registrare diversi attestati di solidarietà da parte di sindacati e associazioni di volontariato che operano localmente.

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